Antartide, da distacco Larsen C uno dei più grandi iceberg mai visti

Antartide, da distacco Larsen C uno dei più grandi iceberg mai visti

I ricercatori dell'università inglese di Swansea e Midas Project hanno dato notizia del distacco di una parte dalla piattaforma di ghiaccio Larsen C, lungo la costa orientale della penisola antartica. L'evento ha dato origine a uno dei più grandi iceberg mai visti: 1000 miliardi di tonnellate con una superficie di 5.800 km quadrati e uno spessore di 200 metri.

 

Secondo gli esperti il distacco non avrà effetti immediati sull'innalzamento dei mari, c'è il rischio che la piattaforma Larsen C segua il destino della sua vicina Larsen B, che si disintegrò nel 2002 a seguito di un evento creato da una frattura simile nel 1995.
Il distacco avvenuto finora corrisponde a circa il 10% dell'intera piattaforma di ghiaccio, della quale restano ancora integri circa 50.000 chilometri quadrati.
Paul Johnston, capo della Science Unit di Greenpeace International: «Lo scioglimento dei ghiacci in Antartide è stato sempre riconosciuto come un ammonimento a tutto il Pianeta sui pericoli dei cambiamenti climatici. Il collasso di questa calotta di ghiaccio, il terzo registrato in questa regione negli ultimi anni, è verosimilmente un altro segnale dell’impatto globale del clima che cambia».
«Non si può dire con certezza se i cambiamenti climatici abbiano giocato il ruolo più importante nel distacco di Larsen C, ma considerando le rotture relativamente recenti di altri pezzi di ghiacciai, e l’importante contributo che in questi casi le acque più calde hanno dato all’erosione di ghiacci nella Penisola Antartica, sembra più che possibile che le attività umane siano un fattore», continua Johnston.
«È beffardo come questo accada a poche settimane dalla decisione di Trump di far uscire il suo Paese dall’Accordo di Parigi. Trump ha isolato gli Stati Uniti, lasciandoli andare alla deriva da soli, mentre il resto del mondo proseguirà con gli impegni presi, cogliendo le opportunità che regalano le energie rinnovabili e l’economia a basse emissioni», conclude Johnston.

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