G7 Energia, gli Usa si sfilano

Da sinistra: Cañete, Baake, Perry, Gordon Carr, Calenda, Royal, Hurd, Takagi e Birol. Da sinistra: Cañete, Baake, Perry, Gordon Carr, Calenda, Royal, Hurd, Takagi e Birol.

Si è svolto a Roma il 9 e 10 aprile il G7 Energia, che si è concluso senza una dichiarazione congiunta da parte dei ministri dei 7 Paesi. Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda durante la conferenza stampa di chiusura spiegando che "non è stato possibile firmare una dichiarazione congiunta su tutti i punti" dal momento che "l'amministrazione Usa si trova in un processo di revisione" della politica energetica in particolare sul tema del climate change e dell'accordo di Parigi.

Il ministro ha aggiunto comunque che "con gli Stati Uniti c'è stato un dibattito molto costruttivo.Hanno chiesto tempo perché stanno rianalizzando le loro politiche".
Al posto della dichiarazione congiunta, quindi, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Gran Bretagna hanno approntato un Chair's Summary, in allegato.
In bilico l'Accordo di Parigi? Se gli Usa prendono tempo, gli altri partecipanti confermano invece il loro impegno.
Per il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti: "E' positivo che, di fronte ai dubbi degli Stati Uniti, l'Italia e l'Europa al G7 Energia non abbiano ceduto di un millimetro rispetto agli impegni presi a Parigi. Senza l'America, responsabile della maggior parte delle emissioni dei Paesi G7, non può esserci una politica efficace contro il surriscaldamento globale: ora misureremo a Taormina e poi al G7 Ambiente di giugno a Bologna la volontà dell'amministrazione Trump di essere protagonista di un impegno morale e insieme del cambiamento di modello economico nella direzione della sostenibilità ambientale".
“Di fronte all’assenza di una dichiarazione congiunta in chiusura del G7 energia, stupisce che nelle sue dichiarazioni il ministro Calenda si soffermi unicamente su accordi in materia di gas, Gnl e gestione e ammodernamento della rete gas dell’Ucraina. La risposta al negazionismo di Trump non è il gas”.
Così Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente, che prosegue: “Dopo giorni in cui non si è fatto che parlare di TAP1 e di TAP2, un secondo gasdotto proveniente da Israele e Cipro quella del gas pare un’autentica ossessione del ministro. Le sue dichiarazioni odierne preoccupano anche perché deve essere presentata tra pochi giorni la nostra nuova Strategia energetica nazionale, una strategia di cui l’Italia ha fortemente bisogno per sviluppare un nuovo modello energetico pulito fatto di rinnovabili ed efficienza energetica”.

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