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Numeri, politiche e scenari

Osservatorio Sana, 8 consumatori su 10 hanno acquistato bio nell’ultimo anno

Il biologico è sempre più presente nelle case degli italiani: sono infatti 8 su 10 i consumatori che hanno acquistato prodotti bio nell’ultimo anno. E il 42% di loro è “frequent user”, ovvero sceglie di comprare biologico ogni settimana. Una scelta consapevole e informata: stando alla ricerca, quasi 1 italiano su 2 predilige i prodotti biologici perché li ritiene “esattamente quelli che voglio”. Per il 52% degli intervistati la scelta è dettata da ragioni salutistiche, ma non mancano quelli che mettono al primo posto la garanzia di sicurezza e qualità offerta da questo genere di merci (47%) e quelli che scelgono il bio perché ritenuto più rispettoso dell’ambiente (26%).
I dati sono stati presentati in Fiera a Bologna in occasione della giornata inaugurale di SANA - 30° Salone internazionale del biologico e del naturale.

“Tutti i numeri del Bio italiano: i driver del consumatore e le novità del canale specializzato”: questo il titolo dell’OSSERVATORIO SANA 2018, l’approfondimento sui temi di maggiore attualità per il comparto realizzato da Nomisma - promosso da BolognaFiere con il patrocinio di FederBio e AssoBio - su un campione di 200 punti vendita per la sezione dedicata al canale retail e di 800 famiglie per l’analisi su abitudini e motivazioni di acquisto.

Le categorie più acquistate - Spiccano frutta e verdura (scelte dal 61% dei consumatori), seguite da latte e derivati (57%) e uova (53%). E se il 44% degli user bio acquista i prodotti in GDO, il 19% continua a prediligere il canale specializzato, soprattutto guidato dall’offerta disponibile (24%) e da una maggiore fiducia nei prodotti venduti (19%).
La “consumer survey” delinea una domanda di prodotti biologici in crescita, come confermato dai dati aggregati sulle vendite, salite a quota 5.612 milioni di euro (+8% rispetto al 2016), 3.552 milioni dei quali riconducibili al solo mercato domestico (+8%, var % 2017 vs 2016).

I punti vendita specializzati: i numeri e la proposta merceologica - Con 1.437 unità raggiunte nel 2017, i negozi specializzati sono il 13% in più rispetto al 2013 e il 111% in più rispetto al 1993 (fonte: BIOBANK). Di questi, il 60% è concentrato nel nord Italia e il 45% ha aperto nell’ultimo decennio. Sul fronte dell’assortimento merceologico, la survey ha evidenziato come la maggior parte dei punti vendita proponga anche prodotti non-food: in particolare, l’81% espone prodotti naturali e certificati biologici per l’igiene della persona, il 76% offre cosmetici e prodotti erboristici (63%). Anche i prodotti per la cura della casa sono molto ricercati, trovando spazio nel 73% dei negozi.
Complessivamente, un punto vendita specializzato offre circa 2.000 referenze, composte per il 79% da prodotti alimentari confezionati, con la macro-categoria pasta, riso, farine, prodotti da forno indicata dal 77% degli esercizi come quella le cui referenze sono aumentate maggiormente negli ultimi 2-3 anni.
Il 34% dei negozi ha indicato come principale criterio nella scelta dei prodotti la volontà di differenziare la propria offerta da quella della GDO e il 24% ha sottolineato l’importanza di inserire a scaffale novità in grado di attirare l’attenzione del consumatore. È stato inoltre indicato come fondamentale per il successo di un prodotto dal 40% dei punti vendita il packaging ecologico. Tra i prodotti che maggiormente incontrano l’interesse dei clienti, spiccano quelli definiti da proprietà benefiche per la salute (come segnalato dal 34% dei punti vendita) e l’attributo “vegan” (36%).

Il rapporto tra punti vendita e cliente - La survey di Nomisma ha identificato anche la clientela-tipo dei punti vendita specializzati: donna (genere prevalente per il 79% degli intervistati), di un’età compresa tra i 35 e i 45 anni (50%), con figli di meno di 12 anni (43%), di reddito medio-alto (78%) ed heavy-user bio (la cui spesa alimentare, cioè, è composta dall’80% al 100% da cibi biologici), che sceglie i prodotti in base a un particolare stile di vita (free from/veg/light) e che sviluppa un rapporto di fiducia con il proprio rivenditore, visitando il punto vendita almeno una volta a settimana.
Un rapporto di fiducia creato e rafforzato anche dalle iniziative dei gestori e dei titolari, che oltre a curare l’ambiente del negozio, dedicano alla clientela un’ampia gamma di servizi aggiuntivi, come carte fedeltà, eventi speciali e la presenza di addetti esperti e formati sulla materia, per citare i 3 servizi più diffusi e ritenuti più importanti dai partecipanti all’indagine.

I dati SINAB - Presentati oggi anche i dati SINAB - Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica, progetto del MiPAAFT gestito da ISMEA e CIHEAM. Nel 2017 le superfici coltivate in Italia hanno superato l’1,9 milioni di ettari, con una crescita del 6,3% rispetto al 2016. In termini assoluti, nell'ultimo anno, sono stati coltivati con metodo biologico oltre 110 mila ettari in più. Ottimi i dati in arrivo dalla Sicilia (427.294 ettari), dalla Puglia (252.341 ettari) e dalla Calabria (202.119 ettari), che insieme detengono il 46% delle superfici coltivate a biologico. L’Emilia-Romagna si posiziona tra le prime cinque Regioni con 134.509 ettari totali, mentre la Lombardia è la Regione che cresce di più (+21,4%): dati che indicano come la produzione vegetale biologica interessi sempre di più l’intero territorio nazionale. A fine 2017 il biologico è arrivato a interessare il 15,4 % della SAU italiana, in crescita di un punto percentuale rispetto al 2016. Le aziende inserite n

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Studio Electrify 2030. Elettricità vettore energetico del futuro

Presentate al Forum The European House – Ambrosetti di Cernobbio le analisi e le proposte dello studio Electrify 2030, realizzato in collaborazione con Enel. La ricerca individua nell’elettricità il vettore energetico del futuro, come fattore abilitante di sviluppo economico, sostenibilità e resilienza, oltre a risultare leva fondamentale per ridurre le emissioni di CO2 e l’impatto complessivo delle attività umane sull’ambiente.
L’Italia raggiunge attualmente un livello di elettrificazione, intesa come quota sul consumo energetico totale coperta dal vettore elettrico, pari al 21%, con la possibilità di raggiungere una percentuale compresa tra il 24% e il 30% entro il 2030. I settori con maggiore potenziale di crescita sono i trasporti, gli edifici e l’industria.

La ricerca - E' stata realizzata da Enel X e Fondazione Centro Studi Enel che, in qualità di partner scientifico, ha contribuito alla definizione degli scenari elaborati e delle proposte operative per la diffusione del vettore elettrico. L’analisi parte dai dati relativi alle emissioni di gas serra, costantemente cresciute a livello globale fino a toccare, nel 2016, i 58.710 milioni di tonnellate di CO2, pari a un incremento del 62% rispetto al 1990. La risposta a uno scenario di questo genere, che impone come priorità all’agenda mondiale un’accelerazione del processo di decarbonizzazione, va ricercata - spiega lo studio - nel vettore elettrico. Per almeno cinque ragioni. Innanzitutto, l’elettricità, se generata da un mix bilanciato con una quota rilevante di rinnovabili, permette di ridurre le emissioni di CO2; rafforza la resilienza del sistema energetico; promuove una maggiore efficienza energetica; si integra facilmente con la digitalizzazione, agevolando una migliore gestione dei consumi; infine, stimola l’innovazione e la sostenibilità degli stili di vita e dei processi industriali, assicurando prodotti migliori.

Necessario un potenziamento - L’evoluzione è in atto, sottolinea lo studio, ma va rafforzata. Tra il 1990 e il 2016 l’elettrificazione è aumentata a livello europeo (dal 17% al 22%) e italiano (dal 17% al 21%) e molti scenari delineano un ulteriore potenziale raggiungibile nel 2030, quantificato in un aumento compreso tra 3 e 9 punti percentuali sia per l’Europa, sia per l’Italia. A livello nazionale, la crescita relativamente più elevata è prevista nel settore dei trasporti, con proiezioni di rialzo dall’attuale 2% ad un range compreso tra il 5% e l’8%. Si stima un aumento notevole – dal 26% al 32%-34% – anche per l’elettrificazione degli edifici. Infine, il settore industriale ha un potenziale stimato in 2-4 punti aggiuntivi, a partire dalla quota attuale del 35%.

La e-Mobility - Quello dei trasporti è, dunque, il settore italiano dalle maggiori prospettive. Se si tiene conto della filiera allargata della e-Mobility, si arriva a individuare circa 160.000 imprese potenzialmente coinvolte, con oltre 820.000 occupati e un fatturato complessivo, ad oggi, di oltre 420 miliardi di euro. Lo studio stima anche i benefici economici raggiungibili in Italia al 2030: in questo caso, si arriva a un fatturato addizionale compreso tra 102,4 e 456,6 miliardi di euro.

Sei le tecnologie di elettrificazione su cui puntare per i segmenti Edifici e Industria - Per identificare le più promettenti, l’analisi sviluppa un modello che ne individua oltre 60 capaci di generare una notevole ricaduta economica. In Italia, la filiera industriale complessiva è infatti potenzialmente costituita da circa 17.000 imprese con oltre 320.000 dipendenti e un fatturato pari a circa 80 miliardi di euro. In particolare, rivela la ricerca, le tecnologie chiave sono: le pompe di calore; le luci a LED; i sistemi elettrochimici di accumulo; il motore elettrico; l’elettronica di potenza; i sistemi di gestione dell’energia, in grado di generare ricavi complessivi tra 135 e 326,5 miliardi di euro.

La strategia - Lo stimolo derivante dal processo di elettrificazione, conclude l’analisi, richiede però un’azione trasversale per ottenere tutti i benefici e le opportunità attivabili. Nel dettaglio, occorre focalizzarsi sulle seguenti aree: la diffusione della mobilità elettrica, la promozione dell’efficienza energetica, il rafforzamento della collaborazione tra imprese e ricerca, il potenziamento delle competenze nazionali per le tecnologie elettriche di frontiera, la diffusione della consapevolezza relativa ai benefici dell’elettrificazione.

Il ruolo del Gestore del Sistema di Distribuzione (GSD) - Può fungere da fattore abilitante, sostenendo lo sviluppo tecnologico e l’investimento associato. Dal punto di vista legislativo e regolamentare si dovrebbe quindi incentivare adeguatamente l’investimento di cui il GSD necessita per la propria rete, sia in termini di digitalizzazione che di rinnovo, impegnandosi a gestire l’integrazione sempre crescente di rinnovabili, la diffusione di un’estesa rete di infrastruttura di ricarica per i veicoli elettrici e una maggior quota di elettricità sul consumo energetico finale. Inoltre, è necessario definire regole e responsabilità dei vari operatori di rete (GST e GSD), in linea con l’attuale quadro normativo europeo.

Francesco Starace, amministratore delegato di Enel - “Il settore energetico vive un periodo di profonda trasformazione, influenzato dal progresso tecnologico che sta rivoluzionando il modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo energia. Il calo del costo delle energie rinnovabili ha come prima conseguenza la riduzione del prezzo dell’elettricità che, sempre più sostenibile ed economica, è destinata a diventare la principale fonte di energia nei consumi finali. A fronte di una generazione sempre più rinnovabile, la progressiva penetrazione del vettore elettrico permetterà non solo di decarbonizzare i settori più inquinanti dell’economia, ma anche di utilizzare al meglio le risorse a nostra disposizione”.

Valerio De Molli, Managing Partner & CEO di The European House – Ambrosetti - “Gli ultimi dati sui cambiamenti climatici e sulle emissioni di gas serra nel mondo dimostrano che il paradigma energetico tradizionale, basato sulla produzione di energia solo da fonti fossili, non è più perseguibile. In questo contesto, il vettore elettrico ha le potenzialità per diventare il vettore energetico del futuro. L’elettrificazione rappresenta soprattutto un’opportunità industriale senza precedenti, con l’attivazione di nuove filiere industriali, la creazione di nuovi posti di lavoro e lo stimolo agli investimenti. I nostri consulenti hanno stimato che la mobilità elettrica nel suo complesso potrebbe attivare un fatturato cumulato compreso tra 102,4 e 456,6 miliardi di euro al 2030 in Italia. Con riferimento invece alle tecnologie di elettrificazione, le nostre simulazioni prevedono che l’adozione delle tecnologie elettriche possa attivare un fatturato complessivo da un minimo di 135 miliardi di euro ad un massimo di 326,5 miliardi di euro per il Paese al 2030”.

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Ambiente, il Ministro Costa ha presentato le linee programmatiche

Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa ha presentato in Senato alla Commissione Ambiente (il 5 luglio) le linee programmatiche del dicastero. Sei gli obiettivi principali individuati. Proseguire e rendere più ambiziosa la lotta ai cambiamenti climatici, attraverso la leva di uno sviluppo diverso, basato su una riduzione – fino alla eliminazione – dei fattori inquinanti, specialmente nel settore della mobilità.

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Greenpeace: meno carne, latte e formaggi nel piatto

Meno carne e prodotti lattiero-caseari per un clima migliore, per la salvaguardia delle foreste e della biodiversità, per consumare e inquinare meno acqua, per il benessere degli animali, per avere a disposizione più cibo per le persone e per una salute migliore. 
E' quanto sostiene Greenpeace nel rapporto “Meno è meglio”, dove si evidenzia che se vogliamo evitare gli impatti più devastanti dei cambiamenti climatici e rispettare l’Accordo di Parigi dobbiamo dimezzare produzione e consumo globale di carne e prodotti lattiero caseari entro il 2050.

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Cgil presenta la sua Piattaforma per lo sviluppo sostenibile

La Cgil Nazionale ha presentato a Roma, nel corso di un’iniziativa tenutasi nella sede della Confederazione, la ‘Piattaforma Integrata’, una vertenza multilivello per tenere insieme tutela dell’ambiente, legalità e creazione di lavoro.
"Per migliorare la qualità dell'ambiente e del territorio, la prospettiva di vita di chi lo abita e fare da leva per l’occupazione, favorendone qualità e quantità, abbiamo elaborato una strategia integrata”, ha dichiarato il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra nel corso del convegno.

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Smog, la ricetta Italia contro le infrazioni Ue

L'Italia rischia multe dalla Ue se non metterà in atto politiche utili a contrastare l'inquinamento atmosferico. Nei giorni scorsi il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha trasmesso a Bruxelles una lettera nella quale preannuncia interventi per oltre 6,5 miliardi di euro nei prossimi anni per migliorare la qualità dell’aria.

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Carburanti fossili, eliminare sussidi non ridurrebbe emissioni CO2

Eliminare i sussidi ai carburanti fossili avrebbe solo un effetto limitato sulle emissioni di CO2 e sull’utilizzo delle rinnovabili. E’ quanto emerge da una nuova ricerca, secondo cui le maggiori riduzioni di emissioni si otterrebbero nei paesi esportatori di petrolio e gas dove il numero di poveri colpiti sarebbe minore e l’impatto dell’eliminazione potrebbe essere potenziato dagli attuali prezzi bassi del petrolio.

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