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Echi di guerra, instabilità, cambiamenti climatici. Come cambia il modo di fare impresa

Echi di guerra, instabilità, cambiamenti climatici. Come cambia il modo di fare impresa

Fare impresa in un clima di instabilità richiede una nuova consapevolezza a imprenditori e manager, che si ritrovano a dover fronteggiare situazioni difficili.

Dall’impossibilità di vendere in un importante mercato internazionale, sia per la metalmeccanica che per il lusso, la moda, il calzaturiero, alle speculazioni e oggettive difficoltà che fanno schizzare in alto i costi delle materie prime, spesso come conseguenza degli aumenti dei vettori energetici usati per produrle. A ciò si aggiunga inoltre l’impossibilità di ribaltare gli aumenti sul prezzo dei prodotti finali, a causa della immutata (per quanto?) concorrenza dei Paesi a più basso costo.

Se ne è parlato al convegno organizzato da Federmanager Bologna–Ferrara–Ravenna “Scenari geopolitici ed economici all'ombra della guerra - Riflessioni a supporto delle valutazioni del manager consapevole”, che si è svolto nella serata di mercoledì 15 giugno a Bologna. L’evento di approfondimento, al quale hanno partecipato oltre cento manager delle tre province, si è tenuto in occasione dell’Assemblea annuale dell’associazione.

“Le filiere del territorio dell'Emilia Romagna, tradizionalmente precorritrici di tendenze – ha sottolineato Andrea Molza, presidente di Federmanager Bologna-Ferrara-Ravenna - stanno interpretando un nuovo modo di fare impresa. Siamo convinti che l'energia e la reattività dei nostri manager possa aiutare i nostri imprenditori a cogliere in una situazione complessa come questa gli spiragli per orientare la crescita e interpretare nuove opportunità”.

All’incontro, moderato da Roberto Pettinari, coordinatore della commissione Sostenibilità (Siate) di Federmanager, sono intervenuti analisti ed esperti fornendo indicazioni su scenari, conseguenze economiche e industriali ipotizzabili, ma anche suggerimenti per l’organizzazione aziendale e tendenze che coinvolgono fondi e società che investono nelle attività industriali.

“In questo panorama – sottolinea Pettinari - appare quanto mai fondamentale la necessità di pianificare attività strategiche e tattiche, in un futuro più che mai incerto in quanto impattante sugli equilibri geopolitici che hanno costituito lo scenario degli ultimi 70 anni, che siano ragionevolmente sostenibili almeno nel medio periodo.”

“Tutto ciò – prosegue - avviene nell’inerzia del sistema economico basato, di fatto, sul petrolio, mentre sono sempre più impellenti le esigenze economiche, oltre che ambientali, di guardare oltre, mediante la cosiddetta transizione energetica.”

Il convegno è stato aperto dal saluto di Sanzio Bassini, direttore HPC - High Performance Computing del Cineca, che ha parlato del nuovo calcolatore e delle possibilità connesse, ponendo l’accento sul contributo dell’innovazione digitale anche e soprattutto in un panorama come quello attuale.

“Da molti anni – ha detto Bassini - Cineca è impegnato nel trasferimento delle competenze acquisite nelle attività di supporto alla ricerca scientifica verso la società, con azioni di open innovation rivolte anche alle piccole e medie imprese. Oggi, con la prossima l’installazione del nuovo supercomputer europeo Leonardo presso il Tecnopolo di Bologna, il ruolo di supporto all’innovazione di Cineca sarà ancora più importante: Leonardo, infatti, consentirà di dare un forte impulso al potenziamento internazionale della “data valley” emiliana, un ecosistema costituito da risorse di calcolo all’avanguardia e da un bacino di competenze altamente qualificate che sempre più rappresenta un asset strategico per la competitività del nostro Paese, e un fattore abilitante per ricerca e innovazione in tutti i campi.”

Il primo intervento è stato affidato a Federico Petroni, analyst presso Limes, rivista italiana di geopolitica, che ha parlato dei probabili scenari geopolitici e dei nuovi equilibri di potere che si potrebbero delineare.

“Al di là della facciata – ha detto - la guerra d'Ucraina ha approfondito le divisioni dei paesi europei. Il continente è unito nel condannare l'aggressione russa, non su come terminare il conflitto, diviso fra chi vuole impartire una sconfitta decisiva a Mosca e chi non vuole isolarla e regalarla alla Cina. Non c'è unità su un embargo energetico perché gli idrocarburi russi non possono essere sostituiti così in fretta. La crisi alimentare incombe e con essa una nuova ondata di instabilità che investirà il Mediterraneo. L'inflazione alimenterà tensioni sociali e politiche.

“L'Europa – ha proseguito Petroni - esce da una logica puramente economica per entrare in una di economia di guerra. Questo imporrà a istituzioni e aziende una revisione profonda delle filiere produttive, per assicurare l'approvvigionamento di materie prime e beni essenziali. Imporrà inoltre una revisione del metodo multilaterale, da integrare con un necessario bilateralismo e da restringere a un euronucleo mediterraneo-occidentale (Francia, Spagna, Germania) attraverso il quale coordinare le iniziative per perseguire meglio gli interessi italiani”.

Per Alberto Guerzoni, partner Deloitte & Touche, il conflitto in Ucraina ha generato una nuova ondata di problemi e incertezze alle economie mondiali.

“L’Italia e le aziende del nostro territorio – ha evidenziato - non fanno eccezione e stanno vivendo un momento complesso a causa delle accresciute difficoltà di approvvigionamento di alcuni materiali, dell’esplosione dei prezzi del gas e dell’energia e del blocco di alcuni importanti mercati di sbocco dei nostri prodotti. Queste problematiche si sono inserite peraltro in un contesto già reso difficile dalla pandemia di Covid-19. Le prospettive future non sono particolarmente migliori visto che è probabile che le imprese dovranno confrontarsi con gli impatti del cambiamento climatico e con possibili ulteriori problemi geo-politici.”

“Questo continuo susseguirsi di eventi negativi – ha proseguito Guerzoni - porta ad una semplice osservazione. Le catastrofi che ‘accadono una volta nella vita’ oggi sono una costante. Occorre pertanto prendere atto che viviamo in un mondo dominato dall’incertezza. Mentre nessuno può dire oggi con certezza come evolveranno le varie crisi geo-politiche e sociali e le catastrofi ambientali presenti o attese, i leader delle aziende devono assumere decisioni per assicurare che le loro organizzazioni sopravvivano. In questo contesto le metodologie tradizionali di business planning diventano inefficaci. I manager sono chiamati a dare nuove risposte mediante sistemi sofisticati di risk management e di planning centrati sullo sviluppo di molteplici analisi di scenario.”

Infine Enrico Mambelli, partner Credit des Alpes Ginevra e advisor internazionale di Fondi d’Investimento, già ai vertici di numerose realtà del mondo della moda e dello sport, ha parlato delle strategie e delle tattiche messe in atto dai fondi di investimento, in Italia e nel mondo, alla luce dei nuovi scenari.

“Le crisi – ha sottolineato - sono purtroppo ricorrenti con sempre più frequenza come abbiamo visto negli ultimi 20 anni, dal crollo delle Twin Towers alla guerra in Iraq, alla Sars in Asia, a Leheman Brothers, all’embargo in Russia, al Covid ed all’attuale guerra in Ucraina.”

“E’ sempre più difficile farcela da soli – ha concluso Mambelli - e nuove modalità di gestione dell’azienda con l’ingresso di soci strategici di minoranza/maggioranza, sia essi finanziari o di business, coadiuvati da manager competenti è una risposta intelligente a molte domande degli imprenditori.”

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