Donne. Malattie cardiovascolari e infarto prima causa di morte

«Ad oggi, nel mondo industrializzato le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte per le donne. Il 1984 è stato un anno storico, in quanto ha sancito il ‘sorpasso’ delle donne sugli uomini per quanto riguarda il tasso annuale di mortalità per cause cardiovascolari, un triste primato che resta in piedi da allora. »

Dott.ssa Marcella CamelliniLo ricorda la Dott.ssa Marcella Camellini, cardiologa e Istruttore American Heart Association, che prosegue: «Anche in Italia le malattie cardiovascolari e l’infarto sono la prima causa di morte nelle donne, un dato più alto che per tutte le forme di cancro, causando oltre il 41% di tutti i decessi contro il 34% degli uomini (75.000 donne muoiono ogni anno di tumore mentre 124.000 muoiono per le malattie cardiovascolari). Il cuore delle donne è più piccolo per dimensioni rispetto a quello degli uomini, è più sensibile alle emozioni ed ai fattori di rischio. Le donne spesso sottovalutano i sintomi, arrivano più tardi in Pronto Soccorso e vengono sottoposte più tardi a procedura di rivascolarizzazione.»

«Ci sono poi altri aspetti non trascurabili: il primo è legato a un retaggio di maggior attenzione delle donne ai bisogni degli altri, dal marito, ai figli, ai genitori anziani, con conseguente tendenza a trascurarsi; dall’altra al fatto che il ruolo delle donne nella società è profondamente cambiato e quindi alla figura femminile che si occupa degli altri si sostituisce o si somma quella della persona che ha posizioni di prestigio e che è impegnata in una carriera lavorativa e quindi trova ancora meno tempo per se stessa.»

25 cause di morte in Italia spiegano circa il 75% del totale dei decessi. Tra le prime dieci cause le malattie ischemiche del cuore (69.653 decessi, 11,6% del totale), le malattie cerebrovascolari (57.230, 9,6%) e le altre malattie del cuore (49.554, 8,3%) si confermano nelle prime tre posizioni (dati Istat 2014).

Stando ai dati disponibili, le donne sono colpite come e più degli uomini: le malattie cardiovascolari e l’infarto si confermano prima causa di morte e provocano oltre il 41% di tutti i decessi contro il 34% degli uomini.

Ma, come rileva anche il Profilo di Salute Regione Emilia Romagna, le malattie cardiovascolari sono quelle con la maggior frazione prevenibile attraverso il controllo dei fattori di rischio comportamentali e metabolici. I principali fattori correlati sono il fumo e l’alimentazione scorretta.

Intervenire sull’alimentazione, quindi. Ma l’approccio è uguale per tutti?

«Fino a pochi anni fa» spiega la Prof. Silvana Hrelia del Nutrition Research Center Università di Bologna «la ricerca nutrizionale era stata centrata quasi esclusivamente sul modello maschile utilizzando come parametro “l’uomo di riferimento”.»

Prof.ssa Silvana Hrelia«Purtroppo tale visione androcentrica » prosegue Hrelia «è tutt’oggi in auge, redendo la donna un soggetto invisibile, preso in considerazione solo negli eventi correlati alla sfera riproduttiva. Anche nell’ottica degli obiettivi dell’agenda ONU per uno sviluppo sostenibile, che vedono l’uguaglianza di genere in tutti gli aspetti della vita e della società, occorre perseguire ed attuare una nutrizione gender-oriented in una prospettiva nuova, che tenga conto di come il genere influenza non solo le scelte alimentari, ma anche il diverso destino metabolico dei nutrienti.»

Il tema di un approccio al femminile, in particolare alla nutrizione e alle malattie cardiovascolari viene affrontato venerdì 13 dicembre a Bologna, nel corso del convegno “BenESSERE donna. Incontro dedicato al wellness femminile, ma non solo”, promosso dal Gruppo Minerva di Federmanager Bologna – Ravenna, che riunisce le donne manager iscritte all’associazione.

«Due interventi al femminile» spiega Annarita Succi, coordinatore della Commissione Minerva «per parlare di nutrizione e di medicina cardiovascolare, per scoprire l’approccio migliore per prendersi cura di sé insieme a due esperte, la professoressa Silvana Hrelia del Nutrition Research Center dell’Università di Bologna sul tema “L’altra metà del cibo: la nutrizione al femminile” e la dottoressa Marcella Camellini, cardiologa e Istruttore American Heart Association, su “Il cuore fragile delle donne”.»

Nel nostro Paese esiste già un Piano per l’applicazione e la diffusione della Medicina di Genere, in attuazione dell’articolo 3,comma 1, Legge 3/2018 (Applicazione e diffusione della medicina di genere nel servizio sanitario nazionale), primo esempio a livello europeo e un passo avanti in una direzione che persegue un ideale di cura appropriata per tutta la popolazione, attenta alle differenze date dal sesso e dal genere.

Come ricorda il Piano, in base all’indicazione dell’OMS, si definisce Medicina di Genere lo studio dell’influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso) e socio-economiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona. Infatti, molte malattie comuni a uomini e donne presentano molto spesso differente incidenza, sintomatologia e gravità. Uomini e donne possono presentare inoltre una diversa risposta alle terapie e reazioni avverse ai farmaci. Anche l’accesso alle cure presenta rilevanti diseguaglianze legate al genere.

«Così come è importante essere sensibili alle diverse identità, altrettanto lo è porre attenzione al tema della parità di genere nel mondo del lavoro» sottolinea Andrea Molza, Presidente di Federmanager Bologna – Ravenna «Federmanager e il Gruppo Minerva stanno portando avanti un lavoro molto serio, come testimonia anche l’attenzione alle pari opportunità riservata dal nuovo contratto di lavoro nazionale dei dirigenti di impresa industriale, recentemente rinnovato».

Il convegno si tiene dalle 17 alle 18 presso la sede di Federmanager Bologna – Ravenna a Villanova di Castenaso in via Merighi 1/3. L’ingresso è gratuito e aperto al pubblico previa registrazione. Info: segreteria@federmanagerbo.it.

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