L’ambiente in Italia secondo Ispra

Il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOOA) ha registrato, a novembre 2017, una concentrazione media globale di CO2 atmosferica pari a 405,14 parti per milione (ppm); 400 ppm solo a giugno 2017. Un valore senza precedenti negli ultimi 800.000 anni. La temperatura media annuale globale, nel 2016, ha invece segnato un anomalo aumento di 1,31 °C sulla terraferma (+1,35 in Italia), raggiungendo un nuovo record per il terzo anno consecutivo.


In Italia, la caratteristica più rilevante del clima, nel 2017, è stata la persistenza di condizioni siccitose e allo stesso tempo la presenza di precipitazioni di forte intensità.
Tra il 1990 e il 2015, le emissioni di tutti i gas serra sono diminuite grazie alla riduzione prevalente di CO2 raggiunta dal settore energetico; nel 2015, tuttavia, le emissioni sono aumentate del 2,3%, come probabile effetto di una ripresa economica. Per l’Italia, l’obiettivo di riduzione dei gas serra entro il 2020, assegnato dalle direttive europee, sarà raggiunto.
Numeri e tendenze su clima ed emissioni di gas serra sono solo alcuni dei tanti indicatori forniti dall’Annuario dei Dati ambientali ISPRA. A un anno dall’entrata in vigore della Legge 132/2016, che istituisce il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), è stata presentata oggi anche la prima edizione del Rapporto Ambiente – SNPA, prodotto finale di un complesso lavoro di reporting che, attraverso la presentazione delle attività svolte nel Sistema, fornisce un quadro aggiornato della situazione ambientale nel Paese. Al termine di ogni capitolo, attività, progetti, studi e articoli che arricchiscono la descrizione della situazione ambientale, richiamando l’attenzione del lettore su aspetti particolarmente rilevanti, sia di carattere generale che di interesse locale.
Tra i temi affrontati nei report ci sono agricoltura, pesca, energia, trasporti, turismo, industria, biodiversità, clima, inquinamento atmosferico, indice pollinico allergenico, qualità delle acque interne, mare e ambiente costiero, consumo di suolo, rifiuti, agenti fisici, pericolosità geologiche, agenti chimici, valutazioni, autorizzazioni, controlli e certificazioni ambientali, conoscenza ambientale.



Numerosi e significativi sono i segnali di miglioramento della qualità dell’aria: le emissioni dei principali inquinanti continuano infatti a diminuire, così come i livelli atmosferici di alcuni inquinanti mostrano trend generalmente decrescenti. La situazione della qualità dell’aria rimane però critica, in particolare per il particolato atmosferico (il 40% delle stazioni non rispetta il valore limite giornaliero), il biossido di azoto (il 13% delle stazioni non rispetta il valore limite giornaliero), per i quali continuano a registrarsi livelli elevati, che troppo spesso superano gli standard normativi. Il bacino padano rappresenta una delle aree di maggior criticità.
In continua diminuzione le emissioni delle autovetture, grazie alle nuove immatricolazioni: in particolare, nel 2015 le emissioni di CO2 sono scese notevolmente, raggiungendo i 115,1 grammi di CO2 per km (nel 2005 lo stesso valore era 149,5).
Riguardo alle emissioni di composti nocivi, i dati relativi a veicoli euro 6 immatricolati nel 2014 mostrano che, per quanto riguarda gli ossidi di azoto, il confronto tra i fattori di emissione vede il diesel caratterizzato da valori sensibilmente maggiori rispetto agli altri carburanti; GPL, benzina e gas naturale compresso presentano emissioni progressivamente decrescenti, con scostamenti tra loro non elevatissimi. Nulle le emissioni allo scarico per i veicoli elettrici. Il confronto tra i fattori di emissione dei Composti Organici Volatili Non Metanici mostra valori molto alti per i veicoli a benzina, seguiti da GPL e Gas Naturale Compresso, con emissioni rispettivamente pari a circa la metà e un quarto. Quasi trascurabile il fattore di emissione dei motori diesel.
La situazione è diversa per quanto riguarda il particolato allo scarico: il diesel presenta i valori più elevati, seguito a breve distanza dalla benzina. Le due alimentazioni a gas risultano praticamente coincidenti, con un fattore di emissione di circa 1/3 inferiore rispetto al diesel.
In crescita la produzione dei rifiuti urbani (+2%), in linea con l’andamento degli indicatori socioeconomici.
La produzione pro capite, in aumento, passa da 487 kg/abit. nel 2015 a 497 kg/abit. nel 2016. La raccolta differenziata si attesta, invece, al 52,5% della produzione totale dei rifiuti urbani. L’analisi dei dati sulla gestione evidenzia che, nel 2016, lo smaltimento in discarica interessa il 25% dei rifiuti urbani prodotti. La discarica non è, dunque, la forma di gestione più diffusa. Il riciclaggio delle diverse frazioni provenienti dalla raccolta differenziata o dagli impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti urbani raggiunge, infatti, nel suo insieme il 45% della produzione. Nel 2016 la percentuale di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio, calcolata per l’insieme delle frazioni carta e cartone, organico, vetro, plastica, metalli e legno, è pari al 47,7% della produzione dei rifiuti urbani.
Negli agglomerati urbani, uno dei principali problemi ambientali è l’inquinamento acustico. L’attenzione da parte dei cittadini e la richiesta di tutela personale e dell’ambiente sono elevate: nel 2016 circa 93 controlli su 100 delle ARPA/APPA sono stati svolti a seguito di esposti della cittadinanza e nel 40,6% di sorgenti controllate sono stati riscontrati superamenti dei limiti normativi. I superamenti dei limiti di legge sono in diminuzione ma solo il 59% dei Comuni ha approvato un piano di classificazione acustica, principale strumento di pianificazione e gestione sul territorio dell’inquinamento acustico. A luglio 2017 i casi di superamento dei limiti di legge relativi agli impianti radiotelevisivi (RTV) sono pari a 595, mentre quelli relativi alle stazioni radiomobili (SRB) sono complessivamente 109.
Cosa accade, invece, al di fuori delle nostre città? Oltre 300.000 ettari, nel 2016, sono stati convertiti ad agricoltura biologica: un’estensione pari quasi a quella della Regione Valle d’Aosta. Cresce il numero di operatori del settore (+20,3%) che sceglie questa tipologia di agricoltura, che tende a valorizzare e conservare i sistemi biologici produttivi, senza il ricorso a sostanze chimiche di sintesi.
Per contro, il consumo di suolo In Italia continua a crescere, pur segnando un importante rallentamento negli ultimi anni. Circa 23.000 km2 del territorio nazionale sono ormai persi irrimediabilmente e, con loro, i rispettivi servizi ecosistemici. Solo in 6 mesi, tra il 2015 e il 2016, sono stati consumati 5000 ettari di territorio, equivalenti a 5700 campi di calcio.
In che condizioni versano le nostre acque? Il 43% dei fiumi e il 20% dei laghi raggiungono l’obiettivo di qualità per stato ecologico; il 75% dei fiumi e il 48% dei laghi, invece, raggiungono l’obiettivo di qualità per lo stato chimico.
In che condizioni versano le nostre acque? Il 43% dei fiumi e il 20% dei laghi raggiungono l’obiettivo di qualità per stato ecologico; il 75% dei fiumi e il 48% dei laghi, invece, raggiungono l’obiettivo di qualità per lo stato chimico.
Non si arresta, inoltre, il livello di contaminazione da pesticidi. Inquinati 370 punti di monitoraggio (23,8% del totale) di acque superficiali, con concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali; nelle acque sotterranee, 276 punti (8,6% del totale) registrano tale superamento. Permangono, tuttavia, sensibili differenze tra le regioni, dovute a un monitoraggio degli inquinanti ancora disomogeneo sul territorio nazionale.

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